Ciao carə miə reader,
Io – o meglio i miei medici – ho scoperto qual è il nome e cognome del mio disturbo, ma non starò qui a dirti cos’è e come si combatte; sto iniziando a maturare il pensiero che questo mio problema sia una piccola perla rara da tenere vicina al cuore, come si fa con le cose belle.
Il mio disturbo è di base bellissimo perché è un tratto distintivo della mia persona e, giorno dopo giorno, imparo a conviverci anziché farmi prosciugare dallo stesso. It’s really difficult but not impossible. Sono passati sei mesi da quando questo mio personale mini-inferno è iniziato, ma oggi posso solo che essere grata alla Cris di 6 mesi fa che ha scelto di mettersi a nudo e in discussione.
Ho vissuto sei mesi di reclusione di in casa mia e, oggi, sono felice e grata di averli vissuti in luogo tutto mio dove poter ridere, piangere, urlare a qualsiasi ora del giorno senza che nessuno potesse dirmi qualcosa. Ho trascorso questo tempo in luogo che sembrava essere fuori dal qui e ora, ma in realtà ero io che, molto probabilmente, vedevo a malapena lo scorrere del tempo, dei giorni, delle stagioni, il calare e il sorgere del giorno.
Eppure, nonostante vedessi poco di tutto quello che ti ho elencato, ne sentivo il peso immenso sulle spalle e sul petto: l’essere lontana dal lavoro, il non avere una routine se non una fittizia scandita dalle medicine da assumere. Tutt’oggi sono loro a scandire i miei giorni e le mie ore.
È stato, e lo sarà ancora per poco, un periodo lungo dal quale ho avuto parecchia difficoltà a uscirne. Un isolamento totale finalizzato alla scoperta di me stessa, e non solo.
6 mesi di totale immersione in quella che non sarebbe più stata la mia vita, ma un ricordo di questa; questo tempo scandito dal defogliarsi degli alberi e dal silenzio più totale intorno. Assurdo a Milano trovare il silenzio eppure qui la città mi è stata dietro, non mi ha abbandonata, ma mi ha concesso un tempo metaforico per poter ritornare alla carica.

Oggi è il 29 aprile e sono fiera di dirti che se ti sto scrivendo è perché la parte più difficile l’ho già affrontata. Sono stati mesi troppo intensi per essere descritti e incarcerati in una semplice slice, ma posso dirti che – for the first time – ho avuto delle persone splendide al mio fianco che non mi hanno mai fatto cadere, al massimo scivolare un pochetto prima che io riuscissi a risalire sul pelo d’acqua.
Non so se tu hai mai vissuto o se ti sei ritrovatə a combattere e convivere con un disturbo; hai tutta la mia stima e ti dico che sono qui per te. Insieme possiamo essere molto più forti. Io intanto oggi
Ringrazio la vita per avermi concesso di curarmi e di farlo per il resto della mia vita,
per avermi fatto incontrare dei medici, tra psicologici e psichiatri, che mi hanno salvato la vita,
per avermi dato Simi che 1 volta a settimana entrava nel mio buio per portarmi un po’ di luce,
per avermi affiancato Pino che, ogni giorno, si cura di sapere come procede la mia guarigione,
per avermi fatto nascere in una famiglia che, adesso, accoglie e ascolta le mie difficoltà.
Non ho mai avuto una fortuna del genere e Milano ha voluto concedermela; niente di diverso mi avrebbe fatta stare – quasi – in piedi come questa.
E oggi carə miə reader sono qui perché ti ho pensatə dal primo giorno di questo percorso e non vedevo l’ora di poterti nuovamente scrivere come un tempo; in questi mesi, nonostante le mille difficoltà, ho comunque continuato a scrivere perché avevo in mente un progetto; ovviamente tu ne sarai sempre parte, anzi oserei dire che ne sarai destinatario come qui su CdL (per certi versi).
Se ti dicessi che ho scritto un libro?
E se ti dicessi che sto lavorando per pubblicarlo? Che ne penseresti?
Saresti curiosə di leggerlo?
Fammi sapere la tua!
Tieni a mente solo Diario delle distorsioni.
A presto,
tua sempre, LaCopy27 ❤







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