Lasciati guidare e fatti ispirare dalla magia delle parole🌙
Ti do il benvenuto in Weekly Slice: la newsletter che ti stressa, ma con amore
(e una buona dose di creatività)
Ciao carə miə reader, non so come sia possibile, ma qualsiasi cosa mi succeda finisco sempre per scrivere quattro righe (o quaranta) per canalizzare. È tipo il paracetamolo dell’anima, ma senza bugiardino da consultare.
Ultimamente è un periodo intenso, di quelli che quando qualcuno ti chiede Come va? ti viene da rispondere con un link drive, uno sticker di sad hamster e qualche imprecazione muta. Non so se anche tu stai vivendo qualcosa di simile, ma per farti un accenno: io da qualche tempo sono alla ricerca di un nuovo lavoro ed è una gran faticata; faticata per non usare altri termini che stonerebbero con l’ambiente che solitamente respiriamo su CdL.
Una ricerca senza sosta
Mi sono resa conto che, involontariamente, l’argomento del “ritardo” e della “ricerca” torna spesso nelle mie slice; ritardo inteso come quella controindicazione generazionale del vivere tra i 24 e i 28 anni — decade più, decade meno — con la pretesa reale di voler raggiungere tutti i nostri obiettivi nello stesso tempo in cui ordini/arriva un Glovo un giovedì sera qualunque, a Milano.
Ah comunque sì, ti dico decade perché, sempre più spesso, incrocio facce tirate, sopracciglia aggrottate e sentimenti contrastanti portati timidamente a galla da uno sbuffare a intermittenza; e no, non becco solo ragazzə Gen Z.
Diciamocelo: c’è gente classe ’80 che ha più occhiaie che certezze e comunque trova modo e tempo di chiederti se “stai lavorando su qualcosa di tuo”.
E io ogni volta penso: sì, lavoro su di me e che dirti caro il mio Gianpirlo, è già un’impresa statale e per nulla rilassante.
Il privilegio di potersi fermare (che non tutti abbiamo)
Non credo sia da tutti dire vado un paio di settimane su un’isola tropicale a respirare e ritrovare me stessə oppure salgo sul cucuzzolo della montagna perché queste 3 ore in call mi hanno devastatə .
Cioè, sì, lo puoi anche dire, ma mentre lo dici stai già controllando se hai meal vouchers a sufficienza per tutto il mese o se Ryanair accetta pagamenti con organi vitali dalla dubbia provenienza.
Non so dove stessi andando con questo esempio; penso stessi tentando di farti immaginare un tipə con casa a Cervinia e problemi irrisolti, ma siamo d’accordo che se la passa comunque meglio di me. O di te. O di chi, come noi, cerca un modo decente per affermarsi “nel proprio” senza finire a piangere su LinkedIn alle 23:48, di ritorno dal lavoro.
Il bello è che non controlliamo più nulla (e forse va bene)
Il paradosso è che più proviamo a incastrare lavoro, relazioni, scadenze emotive e obiettivi inventati, più ci sentiamo disallineati e disorientati. È tipo voler fare la Pellegrini, ma con i braccioli del Decathlon e la ciambella a forma di donut di Risparmio Casa.
E in tutto questo, il pensiero fisso è: sto facendo abbastanza? Sto facendo tardi? Ho sbagliato strada? Posso ricominciare? C’è un piano B?
Spoiler: non c’è un piano manco A.
C’è la vita. In tutte le sue sfumature, dalle + intense a quelle meno memorabili e scolorite.
Zero rete, zero drammi
Per concludere, voglio raccontarti un aneddoto.
Qualche settimana fa, per due giorni interi, non ho avuto connessione. Né wifi, né hotspot, né quel 3G traballante che ti illude più di del Dott.Nowzaradan che ti dice* che presto ti opererà e avrai una vita M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-A.
Anche se, poi…

*quello che ti direbbe realmente
Panico? Drama? Blackout emotivo?
Invece no.
Niente notifiche, niente hai visto la mail?, niente scrolling compulsivo per cercare conferme di vita negli altri.
Ho letto di più, respirato meglio, pensato più lentamente. Ho anche rispolverato il concetto di silenzio, che avevo parcheggiato tra le cose vintage tipo l’iPod fucsia di mia sorella e il citofono con il cognome sbiadito.
Non so se fosse pace o rassegnazione, ma stavo meglio.
E forse è proprio questo il punto: non sapere cosa stiamo facendo, ma farlo comunque — almeno finché Fastweb non decide di abbandonarti, forse un po’ per protesta.
E tu? Quando ti sei disconnessə per caso… e hai respirato meglio invece di andare in tilt?
Se ti va, raccontamelo. Sto mettendo insieme — senza wifi e pretese — un micro-archivio di blackout che ci hanno fatto bene invece che arrecarci panico.
Non so cosa esattamente cosa ne verrà fuori: forse un muro, forse un post-it mentale, ma intanto a dirceli, forse, ci sentiamo meno in ritardo.
Non vedo l’ora di ascoltarti. Per raccontarmi un briciolino in più, scrivimi su IG/email. 💌
A presto,
LaCopy ❤








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